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20Novembre2017

Giovedì, 24 Settembre 2015 00:00

FISIOLOGIA DEL RESPIRO

DBN14Respiro2I polmoni sono organi passivi e la respirazione avviene a seguito di movimenti muscolari grazie, principalmente, al diaframma. Ma anche ai muscoli toracici (sternocleidomastoideo, pettorali, grande dentato) e agli addominali.
Il movimento del diaframma può essere assimilato a quello di uno stantuffo che si abbassa durante l’inspirazione e si solleva durante l’espirazione. La capacità massima di escursione del diaframma è di 7-8 cm, che corrisponde ad un volume di aria inalato pari a circa 3 litri, mentre durante una respirazione di base, spesso ridotta rispetto alle possibilità, la sua escursione è pari a circa 1-1,5 cm per un’immissione di aria di circa mezzo litro. Nell’arco delle ventiquattro ore, il diaframma movimenta una quantità di sangue quattro volte superiore a quella del cuore, il suo corretto movimento ha l’effetto di rimuovere le stasi circolatorie delle cavità addominale e della zona pelvica. Nell’atto inspiratorio il diaframma si abbassa (grazie alla contrazione della zona centrale, quella tendinea che poi investe anche quella periferica, muscolare), i muscoli intercostali si allargano andando a creare un aumento del volume della cassa toracica; i polmoni, organi passivi avvolti dalle pleure (membrane, di cui quella interna è a contatto col tessuto polmonare e quella esterna con la gabbia toracica), grazie a questo gradiente di pressione negativa, aspirano l’aria dall’esterno. La fase espiratoria è dovuta sia all’azione del tessuto polmonare, elastico, che torna allo stato iniziale, sia al movimento di abbassamento del torace dovuto alla forza di gravità. Nella respirazione profonda entrano in gioco anche i muscoli addominali, che si contraggono per consentire al diaframma di risalire il più in alto possibile.
 
IL DIAFRAMMA NELLA VITA FETALE
Respirare è sinonimo di “sentire”. Il diaframma è il grande centro che distribuisce l’energia, ma per difendersi dalle sensazioni spiacevoli e dolorose si impara fin da subito a ridurne al minimo le capacità. Fin dalla vita fetale l’individuo impara a frenare i movimenti diaframmatici per difendere la propria vita, in seguito lo farà per proteggersi dal senso di perdita e vuoto che giunge dalla sfera affettiva. Al movimento d’inspirazione ed espirazione dovrebbe seguire una pausa che invece non c’è quasi mai o avviene tra le due fasi, spesso per la paura associata allo svuotamento dell’aria.
La respirazione è un moto pulsante d’andata e ritorno, è un’onda che dal diaframma si propaga in alto, verso la testa e scende in basso, verso i genitali. Bacino e collo si allungano e si allontanano nell’inspirazione, si accorciano e si avvicinano nell’espirazione. Il corpo, seguendo il respiro si espande nella sua totalità e si “concentra” ad ogni atto. Il diaframma può diventare un vero e proprio “coperchio” ermetico che taglia in due il corpo aprendo la strada a varie somatizzazioni e sindromi nevrotiche. Le manifestazioni emozionali tipiche legate alla funzionalità diaframmatica sono il piacere e l’ansia. Una ridotta funzionalità del diaframma, rappresenta la difficoltà a lasciarsi andare, la resistenza ad abbandonarsi al piacere, la paura di perdere il controllo. La necessità intrinseca dell’essere di vivere il piacere crea un conflitto che si traduce in uno stato ansioso.*
 
*A cura di David Hirsch
Articolo tratto da DBN Magazine n.14 - Dicembre 2014
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