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20Novembre2017

Mercoledì, 16 Settembre 2015 00:00

RESPIRO: ANDAMENTO LENTO

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È un dato di fatto che constatiamo regolarmente nella nostra attività di shiatsuka: la maggior parte delle persone sfruttano circa un sesto della capacità respiratoria. Ciò si riflette su tutto l’insieme psicofisico, in quanto le cellule sono ossigenate appena il minimo indispensabile. Gli yogi paragonano questo stato respiratorio a quello di malattia...

 

 

Ma come è possibile che si arrivi a ciò dal momento che alla nascita la nostra capacità polmonare è sfruttata al massimo della sua potenzialità? Le cause di una respirazione ridotta, ovvero contratta, possono essere le più svariate. Il neonato inizia a interagire con la realtà esterna, diviene sempre più difficile che le sue esigenze vengano immediatamente soddisfatte, questo lo porta a fare conoscenza con due emozioni che non lo abbandoneranno mai più per tutta la vita: l’incertezza (insicurezza) e la paura. Ogni volta che l’adulto è frustrato per qualcosa, sperimenta nuovamente quelle antiche paure. Le paure, nel corpo, si esprimono attraverso la contrazione dei muscoli deputati alla difesa, quelli del tronco e quelli della respirazione (è risaputo che uno degli atteggiamenti di difesa dell’animale impaurito è di impietrirsi e bloccare il respiro per non essere percepito). Col passare degli anni il diaframma “si abitua” nella sua escursione minima, che è quella tipica del “respiro per sopravvivere, ma non mi faccio percepire...”. Riassumendo: il blocco del diaframma può portare alterazioni della colonna vertebrale, dolori al tratto cervicale, dolore lombare, contratture muscolari e gravi alterazioni della postura, in quanto la colonna è l’unico punto fermo a cui può attaccarsi. La sua scarsa mobilità comporta un super lavoro dei muscoli respiratori “accessori” del collo e delle spalle. La colonna, nel tratto cervicale, viene costantemente tirata verso il basso, il che provoca compressioni a carico dei dischi vertebrali fino alla deformazione della curva cervicale. La colonna viene disturbata perché il diaframma s’inserisce su di essa attraverso i suoi potenti pilastri nella zona lombare, che subisce compressioni responsabili di probabili discopatie. Compiamo un ciclo respiratorio ogni 4/6 secondi, circa 12 volte in un minuto, 17280 volte in un giorno. Questo ci può far capire l’importanza della riscoperta di una corretta gestione della respirazione. Per estendere un po’ la nostra conoscenza in relazione alle funzioni del diaframma è importante sapere che rappresenta un notevole aiuto alla pompa cardiaca, massaggia continuamente tutti gli organi della digestione e anche il cuore tramite i legamenti pericardici, Durante l’inspirazione migliora la spinta del sangue verso il basso, mentre durante l’espirazione si aiuta il passaggio del sangue refluo dal corpo attraverso la vena cava inferiore. Un diaframma teso comprime lo stomaco e tutto l’apparato digerente, anche il sistema linfatico ne risente negativamente. Essendo intimamente connesso al cuore attraverso il legamento frenopericardico, quando è teso traziona tale legamento più in basso del dovuto, creando sgradevoli sensazioni nella zona cardiaca.
Una buona notizia di questi ultimi anni, convalidata da ricerche scientifiche in ambito posturale e dal positivo trattamento di migliaia di casi, è che il diaframma può venir allenato e trattato in modo da ripristinare le funzioni perdute. Quando inspiriamo facciamo entrare in noi il mondo esterno e lasciamo che incontri la nostra interiorità, il nostro centro. Quando espiriamo, permettendo il movimento verso l’esterno dell’energia, ci muoviamo dal centro verso la periferia e incontriamo il mondo che ci circonda. Insomma, la vitalità della pulsazione del respiro riflette direttamente l’atteggiamento che abbiamo verso il mondo.*

 


*A cura di David Hirsch
Articolo tratto da DBN Magazine n.14 - Dicembre 2014



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